Cos’è

Per dolore toracico si intende il sintomo dolore riferito alle strutture del torace spesso clinicamente drammatico ma caratterizzato da un’ampia variabilità di descrizione da parte dei pazienti a tal punto da renderlo espressione di una lunga serie di patologie. La diagnosi della sua malattia causale è spesso difficoltosa sia perché non esiste una correlazione tra l’intensità o tipo di dolore e la gravità o tipo di patologia sottostante, sia perché molte strutture toraciche possono dare origine ad una sintomatologia dolorosa per molti aspetti simile, talvolta addirittura indistinguibile tra le diverse malattie.

Cause

Tra le numerose cause del dolore toracico, quelle cardio-vascolari ricoprono un ruolo principe. Tra queste si ricordano l’infarto, l’angina pectoris, la pericardite e l‘aneurisma dissecante.
Numerose sono tuttavia, le cause non-cardiache. Tra esse si ricordano l’embolia polmonare, la pleuropolmonite, la pleurite, il pneumotorace, l’esofagite, la colecistite e colelitiasi, l’ulcera peptica, le nevralgie intercostali, le fratture costali, la neurosi ansiosa ed altre non sempre facilmente diagnosticabili.

Diagnosi

La diagnosi della causa del dolore toracico si basa su una serie di elementi clinici, quali la storia clinica, la presenza di fattori di rischio, la comparsa/localizzazione/irradiazione/tipologia di dolore, nonché il tempo di insorgenza, regressione, durata, frequenza, ed eventuali sintomi satelliti.

Allo scopo di decidere se un paziente con dolore toracico è in condizioni critiche e meritevoli di immediata diagnosi e terapia, esistono iter diagnostico-terapeutici quanto mai rapidi e comprensivi della maggior parte delle cause del sintomo. Anche se in genere, la sindrome coronarica acuta o il sospetto di infarto acuto del miocardio sono cause frequenti del sintomo almeno in età adulta, non bisogna dimenticare l’esistenza di altre condizioni morbose che possono mettere in pericolo la vita stessa del paziente, come la dissezione aortica, la tromboembolia polmonare e il pneumotorace.

In pratica, nel sospetto di patologia coronarica acuta, la diagnosi viene posta in base alle variazioni elettrocardiografiche ed alle modifiche quantitative e temporali dei più importanti enzimi cardiaci (mioglobina, troponina e CK-MB).

Altri segni indirizzano di volta in volta verso altre patologie. Per esempio, una storia di pirosi che peggiora in posizione supina in assenza di alterazione ECGrafiche suggerisce la presenza di esofagite da riflusso o ernia iatale; la presenza di tachipnea, ipossiemia, ipocapnia in assenza di segni di congestione polmonare alla RX grafia toracica indirizzano verso la possibile embolia polmonare; un dolore trafittivo acuto verso la diagnosi di pneumotorace spontaneo; la comparsa di dolore intenso al torace e migrante verso la dissezione aortica o ostruzione dell’ostio coronario, spesso associato a infarto-postero-inferiore, a slargamento del mediastino all’RX torace, e alla comparsa di insufficienza aortica di nuova insorgenza verso l’aneurisma dissecante; dolore variabile con i cambiamenti di postura e respiro profondo con segni di sfregamenti ascoltatori e sopraslivellamento di ST verso la pericardite; dolore trafittivo con gli atti respiratori e tosse con radiografia del torace positiva verso la pleurite; dolorabilità toracica alla palpazione e con i movimenti respiratori verso la costo-condrite; l’eruzione cutanea con parestesie localizzate prima dell’eruzione cutanea in assenza di modificazione dell’ECG verso l’Herpes zoster; la sensazione continua di pesantezza nel torace senza alcuna relazione con lo sforzo ed ECG normale verso il dolore psico-somatico.

In base dunque alla probabilità clinica, l’iter diagnostico prevede il ricorso a test diagnostici mirati prevalentemente allo studio della funzione ed attività cardiovascolare quali l’ECG, l’Ecocardiogramma, gli enzimi cardiaci, o cardio-polmonari come l’imaging del torace, lo studio della funzione respiratoria, biomarcatori umorali, ecografia toraco-addominale ed altri ancora.

Ne consegue che la terapia medica sarà mirata possibilmente alla patologia causale o almeno alla riduzione dell’intensità del sintomo per permettere una migliore valutazione su un paziente più collaborante dopo il miglioramento della sintomatologia.

Per saperne di più

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