Generalità

L’asma in ambiente di lavoro può manifestarsi come due entità ben distinte. La prima è l’asma aggravata dall’attività lavorativa stessa. Questo è il tipico esempio del paziente che era affetto da asma bronchiale e che per una serie di motivi (esposizione ad irritanti/inquinanti o altri motivi) peggiora la sua condizione preesistente. La seconda entità va sotto il nome di asma professionale. Quest’ultima viene ancora suddivisa in tre categorie: a) asma professionale da IgE, b) asma da irritanti nell’ambiente professionale, e c) asma professionale causata da specifici agenti lavorativi ma con meccanismi sconosciuti.

Talora, le sostanze che causano asma bronchiale possono causare anche broncopneumopatia ostruttiva cronica (BPCO), anche se in molti asmatici permane la classica distintiva sintomatologia caratterizzata da peggioramento durante l’orario di lavoro e miglioramento dopo l’allontanamento anche di breve durata come il week-end.

La caratteristica funzionale più tipica della malattia è la facilità con la quale le vie aeree si costringono con l’esposizione agli agenti inalanti in ambiente lavorativo.

Come si fa la diagnosi di malattia?

Secondo la letteratura internazionale (1-4), la diagnosi dovrebbe essere basata sui seguenti elementi.

  1. Storia di asma insorta a seguito di attività lavorativa con ben evidente periodo di latenza la cui durata può essere addirittura di soli pochi mesi e con accertata esposizione a sostanze quali isocianati, farina, polveri di grano, colofonio, lattice, proteine animali, aldeidi e polveri di legno.
  2. Valutazione di questionari medici: scarsa sensibilità.
  3. Test che identificano la presenza di asma bronchiale: test di reversibilità bronchiale, test alla metacolina, aumento della variabilità diurna del PEF, eosinofilia nello sputo e NO. Nessuno di questi è tuttavia sensibile per escludere la presenza di asma professionale.
  4. Test che identificano l’ambiente di lavoro come la causa dei sintomi respiratori.
    1. Il test di provocazione bronchiale specifico è considerato il gold standard, anche se non è sempre praticabile e non scevro da pericoli.
    2. Misura dei sintomi durante e fuori occasione di lavoro (scarsa accuratezza);
    3. Misura della funzione polmonare in relazione all’esposizione lavorativa con misure seriali della funzione:
      1. Misura del PEF 4 volte al giorno per almeno 3 settimane durante le quali ci sono turni regolari di lavoro oppure misura del PEF ogni 2 ore durante le ore diurne per un periodi di almeno 8 giorni lavorativi e 3 di riposo. L’analisi dei dati viene condotta usando il programma OASYS  dal quale viene stimato il work effect index a riprova della presenza di asma professionale quando uguale o superiore a 2.5 (specificità 95%, sensibilità 75%).
      2. Misure del VEMS pre- e post-turno di lavoro o della reattività delle vie aeree prima e dopo 2 settimana dalla sospensione dell’attività lavorativa sono un’alternativa che comunque, presentano sensibilità e specificità minori del work effect index.
    4. Test che identificano l’agente causale dell’asma professionale. Tra queste si ricordano le IgE specifiche.

Per saperne di più

  1. Baur X, Sigsgaard T, Aasen TB, Burge PS, Heederik D, Henneberger P, Maestrelli P, Rooyackers J, Schlünssen V, Vandenplas O, Wilken D; ERS Task Force on the Management of Work-related Asthma. Guidelines for the management of work-related asthma. Eur Respir J. 2012 Mar;39(3):529-45.
  2. Tarlo SM, Balmes J, Balkissoon R, Beach J, Beckett W, Bernstein D, Blanc PD, Brooks SM, Cowl CT, Daroowalla F, Harber P, Lemiere C, Liss GM, Pacheco KA, Redlich CA, Rowe B, Heitzer J. Diagnosis and management of work-related asthma: American College Of Chest Physicians Consensus Statement. Chest. 2008 Sep;134(3 Suppl):1S-41S.
  3. Beach J, Rowe BH, Blitz S, Crumley E, Hooton N, Russell K, Spooner C, Klassen T. Evid Rep Technol Assess (Summ). 2005 Oct;(129):1-8. Diagnosis and management of work-related asthma.
  4. Nicholson PJ, Cullinan P, Burge S. Concise guidance: diagnosis, management and prevention of occupational asthma. Clinical Medicine 2012; 2: 156-159.